Antropocene: L’era dell’uomo e il suo impatto ambientale

Dal greco: anthropos (essere umano) e kainos (recente)

Nel corso degli ultimi anni nel Pianeta si stanno verificando significativi cambiamenti ambientali dovuti alle azioni dell’uomo. L’incessante utilizzo del territorio provoca un declino della biodiversità ad un ritmo da cento a mille volte più veloce della media degli ultimi dieci milioni di anni.

L’espansione e l’intensificazione delle attività umane stanno deteriorando gli habitat naturali. Questo fenomeno contribuisce al sovrasfruttamento del suolo con conseguenze significative sugli ecosistemi globali.

Foto Costa Rica 2022: disboscamento per la creazione di attività economiche, coltivazioni intensive, allevamenti/pascoli, conseguenze dell’attività di pesca.

L’uomo, modificando l’ambiente per favorire insediamenti densamente popolati e allevamenti/coltivazioni intensive, costringe molte specie a vivere in habitat sempre più ristretti. Inoltre la caccia, il prelievo di specie animali e vegetali dal loro habitat e l’introduzione di specie non autoctone contribuiscono ulteriormente all’impoverimento degli ecosistemi.

Gli eventi metereologici estremi, sommati a queste azioni, si stanno manifestando in ogni regione del mondo e, alcuni di essi, stanno provocando l’alterazione irreversibile di interi ecosistemi come evidenziato, ad esempio, dal progressivo ritiro dei ghiacciai; tutto ciò ha delle ripercussioni tali da suscitare serie preoccupazioni in merito alla sostenibilità ambientale ed alla qualità complessiva della vita.

*patogeni: sono essi stessi ”predatori” di cellule!

Gli orsi polari (Ursus maritimus), ad esempio, cacciano le foche utilizzando i ghiacciai marini e la diminuzione di questi a seguito del riscaldamento climatico induce gli orsi a cacciare sulla terraferma a nutrirsi di uova di uccelli nidificanti coloniali, come quelle dell’oca facciabianca (Branta leucopsis), dell’edredone comune (Somateria mollissima) e del gabbiano glauco (Larus hyperboreus), compromettendone gravemente il loro successo riproduttivo.

L’interazione crescente tra i leoni marini sudamericani (Otaria flavescens) e gli uccelli marini, dovuti alle conseguenze del riscaldamento globale che ha comportato un cambiamento nelle loro abitudini alimentari, sta facilitando il passaggio del virus H5N1 dagli uccelli marini alle otarie, come verificatosi nell’epidemia mortale che ha colpito i leoni marini lungo la costa del Perù.

Spesso si trascura il fatto che su questo Pianeta esistano molte altre specie e la distruzione degli ecosistemi, causata dal sovrasfruttamento dell’ambiente, le costringe ad adattarsi a contesti innaturali o inquinati e a convivere a stretto contatto con la specie umana.

L’alterazione dell’equilibrio degli ecosistemi unita alla riduzione o rimozione di predatori naturali, all’urbanizzazione, al ripopolamento per opportunità ”ricreative” ed al cambiamento climatico può condurre alla proliferazione eccessiva di una specie selvatica. Questo fenomeno porta inevitabilmente ad un aumento dei confitti tra uomo e fauna selvatica.

BIBLIOGRAFIA:

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