BIODIVERSITA’: Un Mosaico di Vita Interconnessa

DEFINIZIONE CONDIVISA DI BIODIVERSITA’ dalla convenzione ONU sulla biodiversità (CBD) firmata nel corso della «Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo» che si è tenuta a Rio de Janeiro nel 1992.

“Variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi, fra gli altri, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici, oltre ai sistemi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità nell’ambito delle specie e tra le specie, insieme a quella degli ecosistemi”

Gli ecosistemi sono diversi, ed ognuno è formato dalla componente biotica (vegetali, animali, microrganismi) e dalla componente abiotica (suolo, acqua, aria). Un ecosistema è quindi una realtà in evoluzione nella quale avviene un continuo scambio reciproco ed equilibrato di materia ed energia tra la componente abiotica e gli organismi viventi. Grazie a questa complessa rete di interazioni una specie può sopravvivere ed adattarsi ai cambiamenti naturali, in armonia con le varie componenti ed i vari ecosistemi.

I TRE LIVELLI DELLA BIODIVERSITA’

Per comprendere la biodiversità, è importante analizzarla nei suoi tre livelli fondamentali, ognuno dei quali contribuisce al funzionamento e alla resilienza del nostro pianeta:

  1. Diversità genetica (intraspecifica o variabilità genetica):
    La base della biodiversità è rappresentata dalla varietà genetica all’interno di una stessa specie. Questa diversità consente agli organismi di adattarsi a cambiamenti ambientali, resistere a malattie e garantire la sopravvivenza della specie nel lungo termine. Un esempio classico è quello del grano: le varietà locali di grano hanno un corredo genetico più vario rispetto alle colture industriali, rendendole più resistenti a parassiti o condizioni climatiche estreme. Anche tra gli esseri umani, la diversità genetica è fondamentale: ci rende unici e più resilienti come specie, permettendo di combattere malattie o rispondere in modo diverso a virus e batteri. La nostra diversità non è solo una ricchezza culturale, ma un vero e proprio “patrimonio genetico” che favorisce la sopravvivenza.
foto dal web

Melanismo industriale: Alla fine dell’Ottocento, in Inghilterra, l’industrializzazione ebbe un profondo impatto sull’ambiente, con conseguenze evidenti anche sulla fauna. Un esempio emblematico è quello della falena Biston betularia. Prima della rivoluzione industriale, la variante chiara di questa falena, nota come typica, era dominante, poiché il suo colore si mimetizzava perfettamente con i tronchi chiari delle betulle, proteggendola dai predatori. All’interno della popolazione, tuttavia, era presente una variante rara con ali scure, chiamata carbonaria. Fino a quel momento, questa mutazione non aveva avuto successo, proprio perché il suo colore contrastava con i tronchi chiari, rendendola facilmente visibile ai predatori. Con l’avvento dell’industrializzazione, le emissioni di fuliggine e inquinanti annerirono la corteccia degli alberi, trasformando l’ambiente. In queste nuove condizioni, la variante carbonaria risultò meno visibile ai predatori, mentre la variante chiara divenne un bersaglio più facile. Questo portò a un rapido aumento della frequenza della carbonaria nella popolazione, un esempio classico di selezione naturale. Questo fenomeno dimostra l’importanza della variabilità genetica: grazie alla presenza di una mutazione già esistente all’interno della popolazione, le falene furono in grado di adattarsi a un ambiente alterato dall’uomo. È un chiaro esempio di come le specie possano rispondere ai cambiamenti ambientali, anche quando questi sono causati da attività umane.

Principali cromie di Biston Betularia (variante carbonaria e typica), foto dal web.

2. Diversità specifica (diversità di specie o interspecifica):
La diversità specifica riguarda la varietà di specie viventi che abitano un determinato ecosistema o l’intero pianeta. Un esempio evidente è la barriera corallina, che ospita migliaia di specie di pesci, crostacei, coralli e altri organismi marini. Ogni specie contribuisce all’equilibrio dell’ecosistema: i coralli costruiscono la struttura, i pesci piccoli rimuovono le alghe in eccesso e i predatori regolano la popolazione di altre specie. In un ambiente terrestre, possiamo pensare alle foreste tropicali, dove piante, insetti, mammiferi e uccelli coesistono in un complesso intreccio di relazioni. La perdita di una specie, anche piccola, può interrompere l’intero sistema. Ad esempio, l’estinzione delle api in alcuni territori ha già ridotto l’impollinazione di molte piante fondamentali per la nostra alimentazione.

foto: puravibranimal-Fabiana De Santis

3. Diversità ecosistemica:
Questo livello considera la varietà di ecosistemi che esistono sul nostro pianeta, come foreste, savane, oceani, tundre e paludi. Ogni ecosistema ospita comunità uniche di organismi che interagiscono tra loro e con l’ambiente circostante. La diversità ecosistemica è cruciale perché gli ecosistemi forniscono servizi essenziali, come la purificazione dell’acqua, la regolazione del clima e l’impollinazione delle colture.

Foto Costa Rica 2024. Monteverde, famosa in tutto il mondo per la sua foresta di nuvola (cloud forest), un ecosistema unico e straordinario situato nella regione montuosa del Costa Rica.

La straordinaria diversità ecosistemica del Costa Rica dimostra quanto gli ecosistemi, pur essendo distinti tra loro, siano interconnessi nel sostenere la vita sul pianeta. Le foreste pluviali sequestrano il carbonio, le foreste secche garantiscono resilienza a condizioni climatiche estreme e le mangrovie proteggono le coste, favorendo la biodiversità marina.

L’uomo, con le sue azioni, ha modificato l’ambiente in modo rapido e radicale per adattarlo alle proprie esigenze, spesso senza considerare che sul nostro pianeta esistono molte altre specie che ne subiscono le conseguenze. Ogni nostra azione, sia diretta sia indiretta, ha un impatto che si ripercuote sui diversi livelli dell’ecosistema. Purtroppo, la causa principale del declino di numerose specie… siamo proprio noi.


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