Il Camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) è un bovide (ruminante) distribuito lungo tutta la catena alpina.
DIMENSIONI:
- Lunghezza testa-collo: 110-130 cm;
- Altezza alla spalla: 70-80 cm;
- Peso: 30-50 kg.

HABITAT:
Vive in boschi di latifoglie e conifere con fitto sottobosco, alternati a pareti rocciose, praterie, radure e pietraie. Lo si può incontrare tra gli 800 metri (in inverno) e i 3000 metri (in estate).

MASCHIO O FEMMINA?
Il sesso lo possiamo stabilire osservando:
- la forma delle corna: sono molto più uncinate (angolo inferiore ai 45 gradi) e divaricate rispetto alla femmina. Questo perché durante il periodo riproduttivo i maschi si scontrano e lottano agganciandosi con le corna;
- La sottigliezza del collo: le femmine hanno il collo molto più esile e sottile rispetto al maschio che presenta anche un sottogola molto marcato;
- il modo di urinare: le femmine si accovacciano e urinano posteriormente;
- I maschi adulti presentano una evidente criniera nera o bruno-nera che corre lungo la colonna vertebrale.

RIPRODUZIONE:
- Periodo riproduttivo: tardo autunno;
- Durata gestazione: 25-27 settimane;
- I parti avvengono in primavera;
- Numero piccoli per parto: 1-2 piccoli;
- Età massima di vita: 15-20 anni.
Gli agnelli nascono senza corna (che iniziano a svilupparsi nel primo anno di vita) e già dopo poche ore sono in grado di spostarsi e seguire la madre. I soggetti di un anno hanno dimensioni intermedie. Nel video postato su Instagram potete ammirare due esemplari giovani al loro secondo anno di vita: vediamo un muso corto e simile a quello dei capretti; nei maschi le corna raggiungono l’altezza delle orecchie mentre nelle femmine sono un po’ più corte.

MANTELLO:
Il mantello in estate è giallo-rossastro tendente al bruno-grigio. In inverno è nero-brunastro. Nei periodi di muta, il camoscio può apparire con un mantello a chiazze, dovuto al ricambio graduale del pelo.

CORNA O PALCHI?
Le corna, a differenza dei palchi (ne avevo parlato nell’articolo sul daino) sono formate dal processo cornuale dell’osso frontale rivestito da un ”astuccio” di cheratina. https://adifesadellambiente.com/2025/02/19/il-daino-dama-dama-caratteristiche-e-abitudini-di-questa-elegante-specie/


ETA’
L’età si stabilisce contano gli anelli di crescita annuale presenti sulle corna. Durante il periodo invernale la produzione di cheratina si arresta, creando quindi una sorta di anello.

SOCIALITA’ e COMPORTAMENTO:
Il camoscio non è un animale strettamente sociale, ma sa collaborare… soprattutto quando serve! In caso di pericolo — ad esempio alla vista di un’aquila reale — emette un fischio secco e potente che mette in allerta anche gli altri esemplari nei dintorni. A volte, per confondere un predatore, può persino spingere sassi giù dalla cengia, un comportamento osservato in ambienti rocciosi. Il gesto di sporgersi e osservare con attenzione è tipico del camoscio: è il suo modo naturale di analizzare l’ambiente e “relazionarsi” con ciò che lo circonda.
Le femmine sono molto legate al proprio piccolo, che partoriscono in primavera in zone tranquille e impervie. Dopo il parto, restano sole con il piccolo fino allo svezzamento. In seguito, si riuniscono in piccoli gruppi con i giovani maschi dell’anno precedente.
Con l’arrivo del freddo, i camosci scendono di quota, avvicinandosi ai boschi.
Anche i maschi adulti, solitamente solitari, tendono a formare gruppi invernali per affrontare insieme le difficoltà stagionali.
RISCHI DELLE INTERAZIONI TRA DOMESTICO E SELVATICO: il caso del Camoscio alpino
Spesso si parla di zoonosi “selvatico → domestico”, ma in realtà il pericolo può scattare in senso inverso, più di quanto possiamo immaginare. Prendiamo l’esempio del camoscio alpino, esposto a un serio rischio durante i pascoli estivi di pecore:
📌 La malattia: cheratocongiuntivite infettiva (IKC)
- È causata da Mycoplasma conjunctivae, uno dei principali agenti responsabili di affezioni oculari in ovini, caprini domestici e in specie selvatiche come camosci e stambecchi
- In Italia e nelle Alpi, greggi infetti possono trasmettere il batterio ai camosci durante il pascolo.
🦠 Chi è il vettore?
- Le mosche fungono da “taxi biologico”: si posano sugli scoli oculari o nasali infetti e poi si spostano, spesso anche a distanza, fino a posarsi sui camosci e trasmettere il patogeno.
- Il Mycoplasma sopravvive poco nell’ambiente, dunque la trasmissione avviene principalmente per contatto diretto o tramite mosche, maggiormente attive in primavera quando le temperature iniziano ad essere maggiori di >10 gradi.
🐑 Il ruolo delle pecore domestiche
- Le pecore fungono da serbatoio principale del microrganismo; fino al 20–25 % possono risultare portatrici asintomatiche.
- In molte aree (es. Alpi, Pirenei), è documentata una spillover verso il camoscio durante il pascolo condiviso.
🦌 Impatto sui camosci
- Nella fauna selvatica, l’IKC causa iperemia, scolo oculare, ulcerazioni della cornea e, nei casi più severi, cecità con mortalità fino al 30 %.
- Casi sporadici possono auto-limitarsi, ma ci sono epidemie estese.
⚠️ Cosa possiamo fare?
- Monitorare e controllare gli animali da allevamento: Specie le pecore con scolo oculare dovrebbero essere curate (es. terapia oculare antibiotica) prima di essere portate al pascolo.
- Evitare abbattimenti indiscriminati nei selvatici: gli individui malati hanno una mortalità elevata, ma possono sviluppare resistenza e diventare portatori sani, contribuendo alla diffusa immunità di gregge
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Tutte le foto presenti nell’articolo sono proprietà privata. Per info e collaborazioni: fabiana.desantisds@gmail.com
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