Quando fotografo, cerco la bellezza della natura, la sua essenza più profonda. I miei soggetti preferiti sono gli animali selvatici, quelli che vivono liberi, che non conoscono gabbie. Fotografare è un modo per me di osservare e conoscere, e negli occhi di questi animali osservo dal mio obiettivo una luce unica: la scintilla della sopravvivenza, la fierezza di un’esistenza in equilibrio con il mondo.
Nella prima galleria: alcune foto di animali selvatici scattate in Costa Rica, nel loro contesto naturale.



Oltre le sbarre
Ho voluto visitare uno dei pochi parchi zoologici che considero etico.
Rivedendo le foto che ho scattato, mi sono resa conto di una cosa che mi ha colpito nel profondo: in quegli occhi ho visto la tristezza, la rassegnazione. Non c’era quella scintilla che conosco bene, ma una richiesta silenziosa.
Quello sguardo, in cui non c’è più la natura indomita, mi ha fatto riflettere.
L’habitat, per quanto ben riprodotto, non potrà mai sostituire la libertà. Il cibo che gli viene fornito ogni giorno non potrà mai compensare la dignità di procurarselo da soli.
Forse il mio pensiero è troppo romantico, ma in quegli occhi ho visto un’assenza. Ho visto la mancanza di qualcosa che non è più lì: l’anima selvaggia che, per me, rende un animale veramente vivo.




I parchi zoologici dovrebbero avere un obiettivo primario: il ripristino delle condizioni ambientali e il finanziamento di progetti per la tutela dell’ambiente.
Non ha senso detenere animali in cattività se poi non potranno mai più essere liberati. A che serve la conservazione se l’ambiente naturale in cui dovrebbero vivere non è più in grado di accoglierli o se questi animali sono diventati troppo dipendenti dall’uomo per poter essere rilasciati?
La vera conservazione non significa chiudere in una gabbia degli animali e renderli attrazioni per turisti. Dovrebbe invece poter garantire per loro e per la loro specie, un futuro in libertà.