Tutti amano le api. E giustamente: sono impollinatori preziosi.
Ma non sono le sole.
Nel mondo esistono tra le centomila e le duecentomila specie che svolgono lo stesso ruolo ecologico. Api selvatiche, bombi, farfalle, coleotteri, uccelli, pipistrelli, perfino le zanzare.
L’ape domestica, Apis mellifera, quella che viene allevata in apicoltura, è solo una tra tante — e impollina circa il 15% delle piante presenti sulla terra. Il resto dipende da una miriade di altri esseri viventi.
Eppure, in certe situazioni, proprio lei può diventare un problema per le altre specie.
Dove viene introdotta per l’apicoltura, può ridurre la disponibilità di nettare e polline per gli impollinatori selvatici, che faticano a sopravvivere.
La competizione tra api da miele e api selvatiche è proprio il focus di un recente studio pubblicato nel 2025, condotto sull’isola di Giannutri, nell’Arcipelago Toscano, ed ha mostrato qualcosa di sorprendente.
Quando gli scienziati chiudevano temporaneamente le arnie, le altre api selvatiche e i bombi tornavano subito a visitare i fiori. Ma appena le arnie venivano riaperte e Apis mellifera riprendeva la sua intensa attività, l’attività degli impollinatori selvatici crollava — in alcuni casi anche dell’80% in quattro anni.
Le popolazioni allevate di Apis mellifera, se troppo dense o concentrate, possono entrare in competizione con gli impollinatori selvatici, riducendo le risorse di nettare e polline e alterando la rete ecologica locale.
In pratica, la stessa specie che associamo alla biodiversità può, se gestita male, ridurla.
Per questo parlare di “salvare le api” non dovrebbe significare solo aumentare le arnie, ma proteggere tutti gli impollinatori e gli habitat che li sostengono.
Articolo scientifico: Island-wide removal of honeybees reveals exploitative trophic competition with strongly declining wild bee populations (2025)