
In Italia vivono allo stato naturale tre specie di testuggini terrestri del genere Testudo: T. hermanni, T. marginata e T. graeca.
- T. graeca è distribuita in Nordafrica (Marocco, Algeria, Tunisia, Tripolitania, Cirenaica), in Spagna meridionale, sulle Isole Baleari e Pitiuse, nei Balcani sudorientali, in Medio Oriente, in Transcaucasia e lungo le coste nord-orientali del Mar Nero fino al Kurdistan e all’Iran; è presente anche in Sardegna con una popolazione naturalizzata. Anche per l’Italia peninsulare vi sono alcune segnalazioni ma attribuibili a individui introdotti, abbandonati o fuggiti dalla cattività.
- T. hermanni è diffusa in tutta l’Europa meridionale (dal Bosforo fino alla Catalogna e in Romania). In Italia la sua presenza è molto irregolare: ha popolazioni continue soprattutto lungo la costa tirrenica di Toscana e Lazio, mentre nelle zone appenniniche umbre e in Abruzzo la distribuzione è frammentata e spesso molto rara. Nel Sud Italia la specie è più diffusa, con nuovi nuclei individuati negli ultimi anni tra Basilicata e Cilento. Nelle isole maggiori è presente naturalmente in Sardegna (soprattutto nel nord-ovest) e in varie aree della Sicilia occidentale e nord-orientale. Nell’Italia settentrionale la distribuzione limitata a relativamente pochi siti concentrati nella zona costiera adriatica (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna). Nell’Italia meridionale T. hermanni è presente lungo le fasce costiere e nell’entroterra, sia lungo il versante tirrenico sia in quello adriatico, sebbene la distribuzione presenti alcune aree di discontinuità. La sottospecie orientale T. h. boettgeri non è autoctona: i nuclei presenti in Italia derivano da introduzioni, soprattutto lungo la costa adriatica.
- T. marginata è caratterizzata da una distribuzione molto meno ampia ed è di fatto presente in Macedonia, Grecia, Albania meridionale ed in Sardegna dove la popolazione è distribuita nella parte nord-nord orientale dell’isola. Per la Penisola, invece, sono note solo segnalazioni sporadiche e isolate relative a individui rilasciati illegittimamente in natura e/o sfuggiti alla cattività.
Queste popolazioni selvatiche sono sottoposte a pressioni intense: incendi sempre più frequenti, perdita e frammentazione degli habitat e prelievi illegali di esemplari dal loro habitat. A questo si aggiunge il rilascio in natura di esemplari detenuti come ”animali da compagnia”.
Questi esemplari rilasciati nell’ambiente possono alterare il patrimonio genetico delle popolazioni autoctone o introdurre malattie e parassiti che la fauna selvatica non è in grado di gestire. Infatti, in Italia, queste specie possono essere allevate e commercializzate: è proprio questa disponibilità sul mercato ad aumentare il rischio di prelievi illegali, traffici e rilasci irresponsabili. È un insieme di fattori che, sommato alle altre pressioni ambientali, contribuisce a mettere in difficoltà le popolazioni selvatiche.
La CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione) nasce nel 1973 per frenare il commercio incontrollato di animali e piante che stava portando molte specie al collasso. Per farlo usa degli “allegati”, cioè liste che stabiliscono quanto una specie sia a rischio e quanto rigidamente debba essere regolata. Le Testudo rientrano negli allegati più restrittivi: si possono allevare, cedere o vendere solo esemplari denunciati entro il 1995, correttamente marcati e accompagnati da documentazione regolare. Senza documenti si parla di detenzione illegale di fauna protetta. Le sanzioni? Multe salate, sequestro dell’animale e procedimento penale.
Ed è qui che nasce uno dei problemi più ignorati. Molti possessori non hanno dichiarato le testudo in loro possesso entro i termini previsti, generando un numero crescente di animali senza documenti e quindi senza tracciabilità. Di conseguenza molti esemplari sono stati fatti riprodurre per anni ed i figli venduti o fatti adottare senza documenti o persino rilasciati in natura.
Il problema si complica quando si parla di denunce: denunciare è essenziale per fermare la detenzione illegale e la riproduzione non controllata, ma il tema ha risvolti complessi. Restano aperte questioni delicate: il comportamento delle persone davanti a una detenzione illecita dove vengono ospitati gli animali sequestrati l’impossibilità di regolarizzare la propria situazione. Questi nodi rendono il sistema fragile e spesso inefficace.
Andando nel dettaglio:
Il comportamento delle persone davanti a una detenzione illecita: alcune associazioni animaliste non segnalano irregolarità per non inimicarsi volontari o sostenitori; alcuni professionisti chiudono un occhio per non perdere clienti. Gli stessi proprietari non si autodenunciano per non incorrere a sanzioni/sequestro dell’animale . È un comportamento comprensibile dal punto di vista umano, ma rischioso dal punto di vista etico e ambientale: si crea un’area grigia in cui l’amore per gli animali convive con la tolleranza verso il commercio e la detenzione illegale.
Dove vengono ospitati gli animali sequestrati: denunciare è corretto e comporta il sequestro degli animali. questi vengono dati in affido a centri di recupero autorizzati. Purtroppo però I tempi burocratici sono lunghi ed i pochi centri disponibili autorizzati lavorano con poco personale, hanno spesso spazi limitati e risorse minime. Per l’animale questo si traduce in stress, cure ridotte e gestione complicata.
L’impossibilità di regolarizzare la propria situazione: denunciare significa autodenunciarsi, con tutte le conseguenze del caso.
Il punto pero’ è semplice: se diciamo di proteggere gli animali, la coerenza passa anche dal rifiuto di partecipare – attivamente o tacitamente – al traffico di fauna protetta. Le testudo non sono souvenir e rispettare la legge è parte stessa della loro conservazione.
QUALI POTREBBERO ESSERE ALCUNE SOLUZIONI DA ADOTTARE?
Per spezzare il circolo della detenzione e commercio illegale, sarebbe importante creare strumenti concreti:
- effettuare Controlli più frequenti e rigorosi sul territorio;
- Istituire strutture dedicate alla gestione di testudo sequestrate- dove possano essere ospitate, valutate clinicamente, dichiarate e microchippate da personale medico esperto- e poi affidate eventualmente a proprietari consapevoli;
- In questo caso si potrebbe consentire alle persone di mettersi in regola registrando correttamente gli animali detenuti (entro un limite di tempo definito) ma vietandone la riproduzione e la vendita/cessione.
Un sistema del genere potrebbe ridurre abbandoni e rilasci impropri, scoraggiare il commercio illegale e l’allevamento non tracciato e proteggere allo stesso tempo il benessere degli animali e la biodiversità.
Alcuni link per approfondire:
https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/linee_guida_testudo_aggiornate_2019-pdf