ORSI IN ITALIA: una convivenza difficile

Originariamente gli orsi bruni erano distribuiti in tutta l’Europa occidentale. Attualmente in italia sono presenti due sottospecie:

  • ORSO BRUNO MARSICANO (Ursus arctos marsicanus) è un endemismo dell’Italia centrale.
  • ORSO BRUNO EUROPEO (Ursus arctos arctos) diffuso in Europa con areale frammentato, dalla Russia fino alla Spagna.

Nel corso degli ultimi secoli tuttavia l’uomo ne ha ridotto la presenza a popolazioni piccole e isolate.

CARATTERISTICHE COMUNI

Classe: Mammalia Ordine: Carnivora Famiglia: Ursidae

DIMENSIONI Orso bruno marsicano –> lunghezza max 180 cm, peso max 250 kg; Orso bruno europeo –> lunghezza max 250 cm, peso max 300 kg.

ALIMENTAZIONE Onnivoro ma con dieta prevalentemente vegetale (60-80%), La parte restante è composta da insetti e carcasse; la predazione è meno frequente.

HABITAT Bosco e sottobosco rappresentano l’habitat principale, ma l’orso può frequentare anche praterie e fondovalle.

LONGEVITÀ: 25/30 anni.

COMPORTAMENTO Animale solitario, schivo e diffidente. NON è aggressivo e attacca SOLO SE percepisce una minaccia e non ha vie di fuga. Ha un olfatto e un udito molto sviluppati, mentre la vista è scarsa (si alza su due zampe per percepire meglio l’ambiente). Sono soliti grattare la corteccia degli alberi con le unghie lasciando segni caratteristici sui tronchi.

RIPRODUZIONE Maturità sessuale: 4-6 anni. Riproduzione: da maggio a luglio. 1-3 piccoli nascono tra gennaio e febbraio e restano con la madre per circa due anni, motivo per cui le femmine partoriscono ogni due/tre anni.

IN INVERNO Durante lo svernamento l’orso entra in uno stato di torpore: la temperatura corporea si abbassa e il metabolismo rallenta. Il letargo non è continuo e l’animale può uscire dalla tana se le condizioni lo permettono. Per lo svernamento utilizza piccole grotte naturali caratterizzate da ingressi bassi e ben mimetizzati.

FATTE L’orso non copre le feci e non utilizza vere e proprie latrine. Dimensioni, forma e colore cambiano in base alla dieta. Possono risultare morbide e contenere resti visibili di frutta.

IMPRONTE Sono quadrupedi plantigradi: camminano appoggiando a terra tutta la pianta del piede, fino al tallone, in modo simile agli esseri umani. I cuscinetti plantari sono molto sviluppati; l’impronta può ricordare quella del tasso, ma è decisamente più grande e marcata. Nelle tracce anteriori e posteriori compaiono di norma robuste unghie non retrattili, spesso visibili nel calco.

NEL DETTAGLIO

ORSO BRUNO MARSICANO

è presente esclusivamente nell’Appennino centro-meridionale, è un endemismo dell’Italia centrale.

La presenza di strade, centri abitati e infrastrutture frammenta il suo habitat e limita gli spostamenti, riducendo le possibilità di espansione della popolazione. Per questo, nonostante le nascite, il numero di individui rimane molto basso. La sottospecie è inserita nella Lista Rossa IUCN come in rischio critico di estinzione: in natura si stimano circa 50–60 esemplari.

NEL DETTAGLIO

ORSO BRUNO EUROPEO

In passato era diffuso su tutto l’arco alpino. Lo sfruttamento agricolo e zootecnico degli ambienti montani, i disboscamenti e l’espansione degli insediamenti umani hanno ridotto i territori idonei e aumentato i conflitti. Successivamente, anche lo sviluppo del turismo e delle infrastrutture connesse ha contribuito a diminuire la qualità degli habitat, rendendo l’orso sempre più confinato in aree isolate. Entro la prima metà del ’900 l’orso scomparve dalla maggior parte delle Alpi italiane.

IL PROGETTO LIFE URSUS

Nel 1999 è stato avviato il progetto Life Ursus, finanziato dall’Unione Europea. L’obiettivo è stato quello di evitare l’estinzione del piccolo nucleo di orsi bruni europei sopravvissuti sulle Alpi centrali, attraverso la reintroduzione di individui provenienti dalla Slovenia. Tra il 1999 e il 2002 vengono rilasciati 10 orsi, nati in libertà. La maggior parte di essi si adatta al nuovo territorio e dà origine ai primi eventi riproduttivi già nei primi anni 2000.

Il progetto, concluso nel 2004, ha portato alla ricostituzione di una popolazione vitale: oggi il nucleo dell’Adamello-Brenta è stimato intorno ai 120-140 individui.

LEGISLAZIONE

L’Orso bruno (Ursus arctos) è una specie di interesse comunitario e rigorosamente protetta a livello nazionale e internazionale. Tuttavia lo status di conservazione resta precario e richiede continue azioni di tutela, gestione e monitoraggio. La convivenza con l’uomo è una sfida seria: Lo sfruttamento agricolo e zootecnico, il turismo eccessivo e il disboscamento per attrazioni turistiche frammentano l’habitat e aumentano i conflitti. Il risultato è un contesto complesso che richiede una gestione attenta e una responsabilità condivisa.

UNA CONVIVENZA POSSIBILE

L’orso è spesso percepito in maniera ambivalente. C’è chi lo vede come un pericolo da eliminare e chi come un simpatico peluche con cui farsi un selfie. Inutile dire che entrambe le visioni sono sbagliate.

L’approccio corretto è quello di considerarmi un maestoso animale selvatico di cui avere il giusto rispetto!

Le comunità che vivono in zone in cui è presente l’orso devono essere consapevoli di come affrontare questa convivenza nel migliore dei modi.

LE ISTITUZIONI DOVREBBERO:

  • Attuare campagne di CORRETTA informazione e sensibilizzazione;
  • Installare l’appropriata segnaletica;
  • Installare cassonetti anti orso;
  • Non deturpare ulteriormente l’ambiente.

I CITTADINI DOVREBBERO:

  • Conoscere e attuare le norme comportamentali per escursionisti.

Ovviamente non c’è un vademecum che vada bene in ogni situazione e per ogni orso ma, con alcuni suggerimenti di buon senso, si può ridurre al minimo il rischio di incidenti:

  • Se avvistiamo un orso mentre siamo in macchina NON avviciniamoci e NON scendiamo dalla macchina!
  • Se passeggiamo in un bosco, in zone frequentate da orsi è buona norma procedere facendo rumore per segnalare la nostra presenza. Possiamo parlare, sbattere tra loro bastoncini/pietre o utilizzare appositi campanelli anti orso. Gli orsi sentendoci in lontananza semplicemente eviteranno di incontrarci, perché non hanno alcun interesse ad aggredire un essere umano. L’orso attacca solo se si sente fortemente minacciato o per proteggere i suoi cuccioli.
  • Non avventuriamoci fuori dai sentieri battuti.
  • Non lasciamo resti di cibo in giro.
  • Quando passeggiamo con il cane, teniamolo sempre al guinzaglio.
  • Se avvistiamo un orso a distanza, torniamo indietro con calma, senza correre. In caso di incontro ravvicinato manteniamo il sangue freddo: evitiamo movimenti bruschi, arretriamo lentamente e parliamo con voce calma.

ROMANIA: come prendere esempio da altre nazioni

Attualmente la Romania con circa 12500 orsi sul territorio, due ogni 1000 ettari, detiene la popolazione più alta di orsi bruni. Ogni anno vengono realizzate campagne di riforestazione per contrastare la deforestazione illegale.

Inoltre, la gestione si basa su un approccio mirato che agisce su tre fronti:

  • Prevenzione: ridurre le occasioni di contatto e tenere gli orsi lontani dagli insediamenti umani.
  • Intervento: operare rapidamente quando si verificano situazioni di rischio.
  • Risarcimento: garantire sostegno economico alle comunità e alle attività danneggiate.

TRA LE MISURE PREVENTIVE ADOTTATE RIENTRANO:

  • La raccolta dei rifiuti abbandonati e, quando necessario, il loro incenerimento;
  • L’installazione di recinzioni elettrificate a basso voltaggio per delimitare aree sensibili;
  • Sistemi di allerta in tempo reale per monitorare la presenza degli orsi.

PER QUANTO RIGUARDA GLI INTERVENTI:

  • Vengono effettuati pattugliamenti nelle zone a rischio — spesso con il supporto di cani da guardiania e con la presenza diretta dei pastori — nei casi in cui l’orso risulti problematico può essere disposto il trasferimento;
  • È stato inoltre introdotto un meccanismo di sostegno alle comunità locali: pecore e bovini allevati vengono destinati come compensazione per gli animali smarriti o predati;
  • L’eliminazione degli orsi considerati pericolosi rappresenta l’ultima opzione, presa solo quando non esistono alternative praticabili.

LA VERA STORIA DI TEDDY BEAR

PRIMA DI CONCLUDERE…Sai perché gli orsetti di peluches molto spesso vengono chiamati Teddy?

Il simpatico nome proviene da un episodio che risale ai primi del ‘900 e che vede protagonista nientemeno che Theodore Roosevelt detto appunto “Teddy”.

Il famoso presidente U.S.A. fu invitato dal governatore del Mississippi a una battuta di caccia. Quest’ultimo, per fare bella figura, fece catturare un cucciolo d’orso e lo fece legare a un albero, così che Roosevelt potesse facilmente abbatterlo e avere un trofeo. Roosevelt però si rifiutò di sparargli!

L’episodio ebbe grande eco mediatica e ispirò i proprietari di una fabbrica di giocattoli a produrre una linea di orsetti di pezza, i “Teddy bear”! Il resto è storia!

Photo by Lisa from Pexels on Pexels.com

Questo articolo è in collaborazione con @claudio.missione.ambiente Un ringraziamento speciale va @fotografia_magnaghi per averci concesso l’utilizzo delle sue fotografie dell’orso bruno europeo. La foto dell’orso marsicano invece è proprietà di Mycola Pokalyuk. Un grazie a @carlo_maule per aver contribuito, anche fotografico alla sezione ”Romania: come prendere esempio da altre nazioni”.


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