Uomo e fauna selvatica: una convivenza possibile tra uomo e orso

”Vivere è saper convivere”

CAPITOLI CHIAVE:

  1. CHI E’ L’ORSO
  2. STORIA e PROGETTO LIFE URSUS
  3. IL PROGETTO LIFE URSUS
  4. CONOSCERE PER PREVENIRE
  5. TANE, FATTE E IMPRONTE
  6. COMUNICARE PER CONSERVARE
  7. Una piccola ma doverosa riflessione sul caso dell’orsa Jj4

CHI E’ L’ORSO

L’orso è un grosso mammifero che appartiene all’ordine dei Carnivori (come i canidi, felidi, mustelidi ed altri) ma solo occasionalmente si nutre di carne; infatti viene definito onnivoro opportunista perchè si nutre prevalentemente di vegetali, adattandosi all’alimento più facilmente accessibile quando disponibile. Viene detto plantigrado in quanto appoggia al suolo l’intera pianta del piede. Gli orsi spesso si muovono al passo. Quando fuggono galoppano e, su brevi tratti, possono raggiungere i 45 km/h. I maschi adulti possono arrivare a pesare 200 kg, le femmine invece pesano poco più della metà. L’orso è un animale solitario che evita, nel limite del possibile, gli incontri con gli altri conspecifici. Nel breve periodo degli amori il maschio e la femmina rimangono un po’ di tempo insieme e durante la maternità le femmine sono accompagnate dai loro cuccioli. Può accadere che fratelli della stessa cucciolata possano rimanere insieme per qualche tempo dopo il distacco della madre.

Fonte:

STORIA e PROGETTO LIFE URSUS

Fonte:

IL DECLINO IN EUROPA NEGLI ULTIMI SECOLI

Fin dal passato l’orso ha subito grosse persecuzioni da parte dell’uomo e ciò ha comportato una quasi estinzione locale di una specie di enorme importanza per la tutela della biodiversità.

” L’accresciuta presenza dell’uomo sul territorio alpino ha avuto l’effetto di condannare l’orso bruno al declino numerico. La ricerca di nuovi spazi per le attività agricole e zootecniche e il conseguente disboscamento hanno infatti condizionato e compromesso la distribuzione del plantigrado. A tali fattori ambientali si è sommata, a partire dalla seconda metà del 18° secolo, la persecuzione diretta nei confronti della specie. Un vero e proprio sterminio imputabile in parte a motivazioni di tipo economico ed in parte a fattori emotivi. L’orso, animale forte e per alcuni aspetti simile all’uomo, occasionale predatore di animali domestici, divenne un vero e proprio nemico della società. Per il suo abbattimento venivano attribuite ricompense in denaro e stima da parte della collettività.” fonte parco Naturale Adamello Brenta

”Uno dei fattori di impatto che ha contribuito maggiormente a sottrarre territori di vita all’orso è stata la deforestazione, motivata principalmente dalla necessità di conquistare nuovi spazi utili all’allevamento del bestiame domestico e all’incentivazione dell’agricoltura. Le trasformazioni del territorio, dopo aver interessato le pianure e le zone più vicine ai grandi centri industriali, hanno progressivamente modificato anche il paesaggio delle aree più remote e degli ambienti montani che da sempre avevano fornito ricovero agli orsi.” fonte progetto life ursus

IL PROGETTO LIFE URSUS

fonte: https://www.pnab.it/wp-content/uploads/2018/02/parco_documenti18_orso.pdf

I progetti Life sono dei progetti finanziati dall’Unione Europea per la tutela della biodiversità, hanno un arco di durata variabile, all’incirca di 5 anni. Il progetto Ursus è un articolato programma che ha permesso la reintroduzione dell’orso sulle Alpi Centrali: è considerato uno dei progetti più impegnativi e di successo condotti sull’Arco Alpino negli ultimi anni.

Il 26 maggio 1999 venne rilasciato Masun, il primo degli orsi protagonisti del progetto. Nel 2000 probabilmente morì l’ultimo “orso trentino”, nato e cresciuto sulle nostre montagne. L’anno successivo nacque la prima cucciolata “trentina” di orsi provenienti dalla Slovenia che assicurò una continuità fisica e culturale della presenza del plantigrado. Per l’anno 2021, basandosi sui dati dei monitoraggi, è stato possibile stimare una consistenza di 73-92 orsi (ad esclusione dei piccoli nati nel 2021, pari a 12-14 unità).

Due dei principali obiettivi del progetto erano:

  • la conservazione della biodiversità: ”si mantiene presente una specie fondamentale, posta al vertice della piramide ecologica, che nella sua qualità di predatore onnivoro incide su tutte le componenti dell’ecosistema”;
  • Informare e sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle principali ricchezze naturalistiche della regione e sull’importanza di un corretto rapporto tra uomo e fauna selvatica.

”Il disturbo antropico appare come l’unico fattore critico per il successo dell’iniziativa: l’elevata pressione turistica e la diffusione di attività quali l’allevamento, l’apicoltura e la frutticoltura sono infatti in grado di dare origine a conflitti dall’elevato potenziale negativo per l’intera operazione animale. Esiste un rischio, limitato, di attacchi diretti dell’orso all’uomo, ma come tale eventualità possa essere minimizzata attraverso misure finalizzate ad evitare ciò”’.

L’obiettivo del progetto è stato quindi quello di poter riuscire a costituire una popolazione di orsi in grado di autosostenersi rendendo disponibili adeguate risorse per garantire un impegno organizzativo e gestionale prolungato nel tempo.

Nel corso della realizzazione del progetto si sono verificate alcune situazioni problematiche come la comparsa di Daniza, il 20 settembre del 2000, nel piazzale di una pizzeria a Riva del Garda. Questa situazione venne risolta con successo facendo tornare l’animale nella zona boschiva. L’episodio ebbe una forte risonanza sulla stampa locale, ma, grazie alla conclusione positiva della vicenda, fece sentire la gente comunque protetta e non sottoposta a rischi reali anche se per la prima volta si ebbe la percezione concreta tra l’opinione pubblica della “presenza fi sica” dei plantigradi.

Nel 2002 un orso penetrò in un recinto uccidendo una scrofa e ferendo i 5 cuccioli: per la prima volta avvenne un “fatto di sangue” che coinvolse animali domestici.

La stampa gestì la notizia facendo risuonare espressioni drammatiche che fecero leva sulla sfera emotiva del pubblico, suscitando istintive reazioni “a catena”. Se da una parte i tecnici cercavano di riportare l’informazione su un piano oggettivo e razionale, dall’altra i media dipingevano scene drammatiche che istigarono il pubblico ad atteggiamenti di paura, finché la polemica si trasferì addirittura su un piano politico.

CONOSCERE PER PREVENIRE

Gli orsi bruni europei hanno paura dell’uomo quindi tendono ad evitarlo.
Dobbiamo sempre ricordare che sono animali selvatici e che possono
manifestare comportamenti aggressivi per difendersi, per
proteggere la prole/preda o se vengono colti di sorpresa.

”Si raccomanda quindi di prestare attenzione e di cercare di
evitare incontri a distanza ravvicinata.”

fonte https://grandicarnivori.provincia.tn.it/content/download/13927/243173/file/Brochure_Incontro%20Orso_ITA_definitivo.pdf

QUANDO CI TROVIAMO IN UN BOSCO FREQUENTATO DA ORSI:

  • facciamo sempre sentire la nostra presenza (es. usando la voce o battendo le mani). Si raccomanda di prestare attenzione e di cercare di evitare incontri a distanza molto ravvicinata.
  • Impara a riconoscere i segni di presenza (vedi capitolo TANE, FATTE, IMPRONTE)

IN CASO DI INCONTRO RAVVICINATO:

  • Se l’orso non ci ha notati, torniamo silenziosamente sui nostri passi, senza perderlo di vista;
  • Se l’orso nota la nostra presenza e si allontana (è il caso più comune), attendiamo prima di proseguire, evitando di muoverci nella sua stessa direzione;
  • Se l’orso nota la nostra presenza e si alza sulle zampe posteriori, rimaniamo fermi e parliamo con tono calmo; (L’orso si alza su due zampe perché non vedendo bene vuole identificarci meglio, non lo fa per attaccare!)
  • Se l’orso rimane fermo, allontaniamoci lentamente, parlando sempre con tono calmo.
  • Se l’orso si avvicina, camminando o correndo, restiamo fermi, parliamo con calma e diamogli modo di capire che non siamo un pericolo;
  • Se avviene un attacco con contatto fisico, stendiamoci al suolo a faccia in giù, con le dita delle mani intrecciate dietro il collo e le braccia a proteggere il capo, restando assolutamente immobili finché l’orso interrompe l’azione e si allontana. Non fuggiamo, non gridiamo e non tentiamo di colpirlo. Se indossiamo uno zaino, non tentiamo di liberarcene, potrebbe essere utile per proteggersi. Rimaniamo a terra finché siamo certi che l’orso si sia allontanato.

Fonte https://grandicarnivori.provincia.tn.it/content/download/13927/243173/file/Brochure_Incontro%20Orso_ITA_definitivo.pdf

TANE, FATTE E IMPRONTE

TANE: I luoghi utilizzati per lo svernamento consistono, nella maggioranza dei casi, in piccole grotte naturali di origine carsica, caratterizzate da ingressi bassi e ben mimetizzati, che consentono all’orso un adeguato isolamento termico durante l’ibernazione. I rifugi sono collocati a distanze notevoli dai centri abitati, dagli assi stradali principali. Anche le aree altamente frequentate dall’uomo, quali le stazioni turistiche invernali, sono particolarmente evitate durante la fase di ibernazione. fonte

FATTE L’orso non copre le feci, non utilizza “latrine” e non utilizza punti particolari per marcare il territorio. E’ più probabile rinvenire escrementi nel periodo tardo estivo e autunnale. Le dimensioni sono comprese tra quelli di un cane di media taglia e quelli di un cavallo, mentre la forma può variare da quella di cilindri asciutti e compatti fino a quella di una massa informe e con alto contenuto di liquidi. Si può notare una evidente differenza cromatica in relazione all’alimento ingerito.
 fonte

IMPRONTE le impronte rappresentano il più chiaro indice di presenza dell’orso e, per la loro dimensione e forma, si possono difficilmente confondere con quelle di altri animali, se chiaramente impresse.

L’orso, a differenza dei canidi e felidi,  appoggia quasi completamente l’intera pianta dei piedi. Le orme hanno 5 dita che sono disposte l’una accanto all’altra secondo una leggera curva, tale da poter sovrapporre una linea retta su tutti e cinque i polpastrelli. Sia le dita delle zampe anteriori che quelle delle posteriori sono munite di robusti unghioni non retrattili, più sviluppati nelle zampe anteriori. fonte

COMUNICARE PER CONSERVARE

”L’obiettivo della comunicazione relativa ai “grandi carnivori” è fondamentalmente quello di creare un’attitudine positiva nei loro confronti o, quantomeno, di diffondere informazioni corrette sulla loro ecologia e sul loro comportamento.”

Sensibilizzare le future ed attuali generazioni a rispettare e saper convivere con ciò che le circonda è necessario se vogliamo tutelare e preservare la biodiversità e lo stesso Pianeta. Siamo nel bel mezzo di una crisi climatica senza precedenti, e la causa sono le nostre azioni.

E’ doveroso incentivare programmi di educazione ambientale che sensibilizzino sulla corretta interazione tra uomo e selvatici. Come?

Questi sono i principali punti cardine su cui fare leva nei progetti di comunicazione:

  • programmi educativi partendo dalle scuole;
  • incontri pubblici per comunicare ed informare la popolazione sulla corretta interazione e convivenza con gli animali ed in generale, con l’ambiente naturale; Infatti, un aspetto che interessa maggiormente al pubblico è quello relativo alla pericolosità degli animali e l’impatto che possono avere sulle attività antropiche.

E’ altresì necessaria una gestione del territorio in linea con quelli che sono gli obiettivi per combattere il cambiamento climatico. Non sarà sicuramente distruggendo tutto ciò che è un possibile pericolo a rendere questo mondo meno tragico.

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UNA PICCOLA MA DOVEROSA RIFLESSIONE SUL CASO DELL’ORSA Jj4 –> link https://adifesadellambiente.wordpress.com/2023/04/17/una-piccola-ma-doverosa-riflessione-sul-caso-dellorsa-jj4/


3 risposte a "Uomo e fauna selvatica: una convivenza possibile tra uomo e orso"

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