‘Dalla Parte del Suolo’: Il Libro che cambierà il tuo modo di vedere la Terra

Cari lettori,

oggi voglio parlarvi di un libro che ho letto di recente e che mi ha colpito profondamente. ”Dalla parte del suolo: l’ecosistema invisibile” di Paolo Pileri è un saggio che ci invita a riflettere sull’importanza del suolo, una risorsa essenziale per la vita e l’ambiente, ma troppo spesso trascurata. L’autore denuncia il consumo indiscriminato di suolo e ci spinge a una maggiore consapevolezza sulla necessità di proteggerlo. In questa prima parte del libro, l’autore affronta temi cruciali sul suolo e le sue minacce, invitandoci a riflettere sull’importanza di questo ecosistema. Iniziamo quindi esplorando brevemente cosa sia il suolo, quale ruolo svolga e perché è così fondamentale. Alla fine della lettura inoltre troverete le foto della copertina del libro, così potrete riconoscerlo facilmente se decidete di acquistarlo.

Il suolo è la base della vita: è lì che tutto nasce e tutto ritorna. Eppure, troppo spesso lo maltrattiamo, riducendolo a semplice superficie su cui camminare, dimenticandone il valore essenziale per il nostro ecosistema.

Nel primo capitolo, intitolato ”Dare voce alla Terra”, l’autore definisce la nostra epoca come liquida e urlante. Ed è proprio su questo aspetto che vorrei soffermarmi con voi. Viviamo nell’Antropocene, un’era in cui tutto ruota attorno ai nostri umani bisogni materiali, frutto di secoli di tradizioni errate. Per noi, cementificare, rimuovere rami morti o foglie secche, sostituire i boschi con prati equivale a rendere pulito. Ma è davvero così? L’uomo moderno desidera vivere in una bolla, un mondo sicuro in cui esistono solo piaceri e nessun pericolo. Peccato che quella bolla si stia riempiendo di veleno e che siano proprio i suoi stessi malati desideri a condurre la specie verso la rovina.

Il suolo non è una semplice superficie piatta e priva di vita da modellare a nostro piacimento. Anche se sfugge alla nostra vista, è un volume, o meglio, un corpo, come lo definisce Pileri. Grazie al lavoro dei pedologi – gli studiosi del suolo – possiamo leggerne la storia in profondità; attraverso pochi metri di scavo è possibile osservare anni e anni di stratificazioni e comprendere l’origine dei suoli.

”Il suolo: organismo plastico, vivo ed adattativo, resistente e resiliente”

Il suolo è composto da una frazione organica ,che rappresenta il suo nutrimento, derivante dalla vita che lo abita: foglie, piante, insetti, animali e le loro deiezioni. La frazione inorganica minerale, invece, si trova già sul posto o viene trasportata da acqua e vento. Ad esempio, le esondazioni possono mettere in movimento limo, argille e sabbie che si depositano formando nuovi strati, pronti per essere colonizzati da specie vegetali e trasformarsi in nuova sostanza organica. Un processo analogo avviene anche con il vento, afferma Pileri. Tuttavia, in questi cicli naturali, si aggiungono sostanze tossiche e microplastiche, che si mescolano e si depositano insieme alle due frazioni.

Il suolo può essere suddiviso in diversi strati, ognuno con uno spessore specifico (indicati dai pedologi con lettere), tutti essenziali per la vita sulla Terra. Tra questi troviamo la lettiera, il topsoil, lo strato minerale, gli strati di transizione e la roccia madre ma la loro composizione e spessore possono variare. Il suolo è in continuo cambiamento, e ogni situazione è unica: le deposizioni mutano in spessore e materia da una zona all’altra. Questa caratteristica dei suoli è detta architettura.

Purtroppo, le attività umane spesso alterano questi delicati equilibri. Un esempio evidente riguarda il topsoil, lo strato più superficiale successivo alla lettiera e più fertile del suolo. Questo è caratterizzato da una struttura morbida e leggera, ma proprio per questo è estremamente vulnerabile. Il passaggio di mezzi pesanti o la deposizione di materiali artificiali possono facilmente comprometterlo attraverso un processo chiamato compattamento. Questo fenomeno riduce la porosità del suolo, ostacolando la penetrazione di acqua e aria, elementi essenziali per la vita di microrganismi e radici. Di conseguenza, il topsoil perde progressivamente la sua fertilità, mettendo a rischio la capacità del suolo di sostenere la crescita delle piante e, di riflesso, l’intero ecosistema.

Il suolo non deve essere visto semplicemente come una RISORSA, poiché questo termine legittima la pretesa umana di possederlo senza limiti. Il suolo è un ECOSISTEMA: in pochi centimetri di terra si trova la più alta densità di vita, con circa 9-10 miliardi di unità viventi per grammo di suolo. Inoltre, il 30% della biodiversità terrestre si concentra nei primi 30 cm di suolo. La parola ”ecosistema” quindi va oltre i nostri bisogni: il suolo non esiste perché noi ne abbiamo bisogno, ma per il suo ruolo fondamentale nell’equilibrio naturale.

Il suolo è fatto di pochi elementi essenziali, ma le loro variazioni influenzano tutto ciò che avviene in superficie.

  • Parte minerale: La sua parte minerale è costituita da tre componenti principali: sabbia, limo e argilla. La combinazione di questi elementi determina la cosiddetta tessitura, che influisce su proprietà fondamentali come la permeabilità all’acqua, la capacità di scorrimento e la vulnerabilità all’erosione. Un suolo ricco di sabbia lascia filtrare l’acqua più facilmente, mentre uno argilloso la trattiene più a lungo. Il limo, invece, si comporta in modo intermedio. A seconda della loro composizione, i suoli reagiscono diversamente agli eventi atmosferici e alle attività umane. Ma non basta la tessitura a definire un suolo: i minerali si aggregano tra loro in modi diversi, creando quella che viene chiamata struttura. Insieme all’architettura del suolo, questi aspetti influenzano la sua capacità di trattenere materia organica, trasmettere calore, favorire la fertilità e molto altro.
  • L’aria: Anche il suolo deve respirare! Nelle sue porosità si trova l’aria necessaria alla vita di miliardi di microrganismi che svolgono processi biochimici essenziali. Nelle zone superficiali l’aria si rinnova facilmente grazie allo scambio con l’atmosfera, mentre negli strati più profondi la ventilazione dipende da una rete di tunnel: alcuni scavati da vari artropodi, altri creati dalle radici delle varie specie vegetali (arbusti, piante legnose e non). Questo fenomeno, chiamato bioporosità, garantisce il passaggio dell’ossigeno nel sottosuolo. Tuttavia, quando il suolo viene compattato o sigillato dall’urbanizzazione, questa rete si distrugge, soffocando letteralmente la vita sotterranea.
  • L’acqua: questa raggiunge il suolo attraverso piogge, nevi e condensazioni, oppure tramite infiltrazioni sotterranee. Qui viene trattenuta nelle sue infinite microporosità, come piccole stanze dove l’umidità si accumula, aderendo alle pareti o avvolgendo i granuli minerali. Quest’acqua è molto più di un semplice liquido: è un serbatoio di nutrienti essenziali per le piante, che riescono ad assorbirla grazie alla collaborazione con le ife fungine micorriziche: queste strutture sottilissime, fino a 50 volte più piccole degli apici radicali, penetrano nel suolo per raccogliere acqua e minerali, cedendoli poi alle radici in cambio di glucosio. Senza acqua nel suolo, le piante non sopravvivrebbero, e senza piante, neanche noi. Inoltre, il suolo aiuta a regolare il clima, trattenendo il vapore acqueo, che è un potente gas climalterante. Cementificare e impermeabilizzare il suolo significa interrompere questo ciclo vitale.
  • La sostanza organica: Il primo metro di suolo è la più grande riserva di carbonio della biosfera terrestre. Se questa riserva venisse dispersa, il carbonio tornerebbe in atmosfera sotto forma di gas climalterante, contribuendo alla crisi climatica. Il suolo, quindi, proprio come le piante, è un prezioso alleato nel contrasto ai cambiamenti climatici.

”Se togliamo la terra sotto ai nostri piedi, casca anche la biodiversità che sta sopra; ogni volta che si urbanizza, si azzera la biodiversità nei suoli: un vero e proprio ecocidio per il presente ed anche per il futuro perché in verità non sappiamo a cosa stiamo rinunciando ora per domani” afferma Pileri.

Eppure, nonostante l’evidenza, continuiamo a soffocare il suolo sotto il cemento, come se fosse una necessità. Il danno può sembrare invisibile, ma le sue conseguenze sono sotto i nostri occhi ogni giorno: alluvioni, perdita di biodiversità, ecosistemi sempre più fragili. E pensare che la migliore cura per il nostro pianeta è proprio la biodiversità che ci circonda. Ignorarla e distruggerla è un suicidio annunciato.

Questo è solo un assaggio delle tante tematiche affrontate in questo straordinario libro, che non solo spiega la complessità del suolo, ma mette anche in luce i danni che, spesso senza rendercene conto, gli infliggiamo ogni giorno. Se volete davvero comprendere quanto sia fragile e prezioso ciò che calpestiamo, il mio consiglio è semplice: leggetelo.

Fatemi sapere cosa ne pensate di questa lettura, a presto!


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